Cosa chiediamo

Le nostre ragioni 

Il traffico croceristico -cui va aggiunto quello dei traghetti per la Grecia- a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima -ossia in città- entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale. Con i loro 300 e più metri di lunghezza, 50 di larghezza, 60 d’altezza, stazzano migliaia di tonnellate -e la tendenza è a produrre navi di dimensioni ancora maggiori perché economicamente più remunerative- sono evidentemente fuori scala rispetto la città, ma questa idiosincrasia ‘estetica’ è in realtà l’ultimo dei problemi di Venezia e della sua Laguna. Si pensi

  • agli effetti idrodinamici provocati dal transito delle navi (che al loro passaggio dislocano migliaia di tonnellate d’acqua) su un tessuto urbano antico, fragile e delicato e sull’ambiente lagunare
  • ai rischi, tendenzialmente sottovalutati, per la salute pubblica: Il traffico croceristico, infatti, costituisce a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico (dati Arpav), il tenore di zolfo del carburante usato in navigazione, ad esempio, è dell’ 1,5% (quello del diesel delle nostre auto è 1500 volte inferiore) durante la navigazione e, solo da poco, dello 0,1% all’ormeggio … il parlamento europeo, valutando che almeno 50000 persone/anno muoiono in Europa per l’inquinamento delle navi-, ha votato una direttiva che imporrà dal 2020 a tutte le navi il limite dello 0,5%, mentre nel Mar Baltico e nel Mare del Nord tale limite è già oggi dello 0,1%
  • all’inquinamento elettromagnetico causato dai radar perennemente accesi
  • a quello marino causato dalle pitture antivegetative delle carene
  • a quello provocato dai rumori assordanti provenienti -giorno e notte- dalle navi all’ormeggio -praticamente a ridosso delle case- con vibrazioni che liquefano i leganti delle malte di case e monumenti …
  • vi sarebbe poi il rischio, sempre negato, di incidenti (perdita di rotta, incendi, fuoriuscite di carburante).
  • Questione non da poco è, poi, l’impatto turistico. Venezia sta, di fatto, venendo trasformata (se già la metamorfosi non si è conclusa) in un parco tematico … e se il turismo è ricchezza -come sostengono in molti- non si capisce come mai la città, in quanto tale, si stia spegnendo. L’ex presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, in più occasioni ha affermato che il contributo economico dei croceristi alla città è modesto mentre la vera ricchezza portata dal crocierismo sarebbe l’indotto. Ammesso ma non concesso che le cose stiano così, resta immutato il problema dei costi ambientali, fisici e sociali di tutto ciò: uno studio prodotto dall’Ente croato per il Turismo rivela che il beneficio economico annuale derivante dal crocierismo alla Croazia (coinvolta nel medesimo traffico che transita per Venezia) vale tra i 33,7 e i 37,2 milioni di euro a fronte di un danno ambientale pari ad almeno 273 milioni di euro: un saldo negativo di ben 238 milioni di euro!

La proposte alternative al transito per il Bacino di San Marco ed il Canale Giudecca (raggiungere la Marittima dal Canale dei Petroli previo lo scavo del piccolo canale Contorta, o quella di portare le navi a Marghera) manterrebbero all’interno della Laguna, devastandola definitivamente, problemi quali erosione dei fondali ed inquinamento.

La laguna di Venezia è un fragile ambiente artificiale che gli interventi di governo della Serenissima gestendo i fenomeni naturali (destino di ogni laguna, infatti, è interrarsi o divenire mare) hanno saputo mantenere per un millennio in equilibrio, unica fragile garanzia della sopravvivenza della città. Se Venezia è ancora oggi, in parte, protetta dalla sua Laguna lo si deve alle sagge politiche di conservazione della Serenissima, che sempre ha messo al primo posto la sopravvivenza della Laguna.

Caduta nel 1797 la Repubblica, saperi e attenzione ambientali si sono persi ed è iniziato un lungo percorso di adattamento, e quindi subordinazione, della Laguna alle esigenze di una moderna portualità, processo questo che ha finito per spezzarne il delicato equilibrio devastandola: le bocche di porto sono state allargate e approfondite, sono stati scavati canali artificiali profondi e rettilinei (il Canale dei Petroli è un cancro divora la Laguna la cui profondità media cent’anni fa era di 40 cm., ora, per la perdita di sedimenti, è di 1,50 m. e tra cinquant’anni, se non si provvederà al suo recupero morfologico, sarà di 2,50 m: non sarà più laguna), sono stati interrati migliaia di ettari di “barena”  … Se non fosse per la sopravvivenza del catino fisico e dei cordoni dei lidi che la separano dal mare, oggi non si potrebbe più parlare veramente di laguna da un punto di vista morfologico, biologico, idrodinamico.

Le leggi speciali per Venezia prescrivono l’estromissione almeno del traffico petrolifero dalla Laguna (legge n. 171 del 1973) e la rimozione delle cause del dissesto morfologico (legge n. 798 del 1984), ma finora non vi si è ottemperato … solo per adeguare la portualità ai nuovi traffici e temperare gli ‘inconvenienti’ che il MOSE (altro penosissimo capitolo) causerà al traffico commerciale -non, quindi, per ragioni ambientali!!!-, l’Autorità Portuale ha, recentemente, lanciato il progetto dell’avamporto in mare aperto per petroli e container. Se si estromettessero anche le navi da crociera, per la prima volta da duecento anni a questa parte, si potrebbe cominciare a pensare di invertire il degrado della Laguna.

Siamo consapevoli della complessità dei problemi ma altrettanto convinti che non tutti i valori debbano andare subordinati a calcoli economici che oltretutto spesso si dimostrano miopi, se non erronei. La salute e l’ambiente non hanno prezzo.

Chiediamo quindi per ragioni di sicurezza, di salute pubblica e di difesa dell’ecosistema lagunare 

  • di vietare immediatamente l’accesso in Laguna alle navi di stazza lorda superiore alle 40.000 tonnellate.
  • di intraprendere studi seri, autorevoli, non di parte per definire la soglia di compatibilità -fondata su stazze, dislocamento, pescaggio, carburanti puliti- delle grandi navi con la Laguna
  • di avviare le procedure per l’estromissione definitiva di quelle navi che detti studi autorevoli e indipendenti, dichiareranno incompatibili col benessere della città e col recupero morfologico della laguna compromesso dalle eccessive sezioni alle bocche di porto e da canali troppo larghi e profondi.
  • di installare una rete di centraline Arpav per rilevare la qualità dell’aria a Venezia Centro storico e nelle isole
  • di avviare un’indagine sulla salute dei cittadini in connessione con il crocierismo
  • di emanare con urgenza provvedimenti cautelativi in difesa della salute pubblica quali: l’obbligo per tutte le navi in movimento all’interno della laguna di usare carburanti con contenuti di zolfo inferiore allo 0,1% nonché di utilizzare le migliori tecnologie per ridurre al minimo la produzione e l’emissione di inquinanti, il divieto di far uso di apparati radar se non in caso di nebbia e limitatamente alle navi in movimento, il vincolo all’elettrificazione di tutte le banchine d’ormeggio nella laguna di Venezia
  • di stabilire una soglia massima di sostenibilità turistica giornaliera invalicabile, assegnandone una quota, anch’essa invalicabile al crocierismo

Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

1 Commento

  1. penso che l’avanporto fuori dalla dighe, potrebbe procurare lavoro ai mezzi pubblici e privati per il trasporto dei passeggeri in città.
    Ma l’organizzatrice delle crociere vedrebbe annullare il grande affare pubblicitario, per i probabili passeggeri, di poter osservare dall’alto con arrogante piacere la piccolezza di questa, non ostante tutto il simbolismo mondiale, magica città.

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